Perché è importante ripensare gli spazi urbani in un’ottica di genere

Grazie Alessandro Mangini per aver incluso nel numero della rivista FORWARD dedicato alla “città a misura di donna” anche una nostra intervista sull’urbanistica di genere a Milano a partire da Səx & the City Milano.

«“Quando i responsabili dei progetti non tengono conto della diversità dei sessi, gli spazi pubblici diventano maschili di default. Solo che metà della popolazione mondiale ha un corpo femminile”. Con queste parole Caroline Criado Perez, autrice del libro “Invisibili – Come il mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano”, chiude il capitolo dedicato alla progettazione urbana. Per quanto possa sembrare bizzarro qui in Italia, dove la riflessione sull’urbanistica di genere inizia a muovere i primi, timidi passi, un piano di trasporto pubblico, un parco o un marciapiede sono spesso il risultato di scelte maschiliste, magari prese inconsapevolmente. L’errore è quello di considerare neutro lo spazio, senza rendersi conto che non sono mai neutri, ma femminili o maschili, i corpi che ne usufruiscono.

Nei rari casi in cui siano disponibili dati disaggregati per genere, infatti, emerge un uso differente della città per quanto riguarda i sessi. Dall’utilizzo dei mezzi di trasporto a quello delle toilette pubbliche, passando per la percezione di sicurezza e la fruizione dei parchi, le statistiche indicano come l’approccio al tessuto urbano cambia notevolmente a seconda del sesso.»

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